SENTIERO DEL BOSCO ALLUVIONALE

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Lunghezza: 3.5 Km circa

Per chi vuole avvicinarsi al fiume Ronco e scoprire come sono fatti i suoi argini, immergendosi nel bosco alluvionale e nel sito di importanza comunitaria Meandri del fiume Ronco.

L’ARGINE DEL FIUME RONCO

Gli argini di destra del fiume Ronco, dal ponte della provinciale Forlimpopoli Meldola sino alla Via Emilia, sono stati realizzati nel 1912. L’effetto sul fiume, che in quel tratto era plurialveo, fu di ridurne gli spazi di espansione, la mobilità, la capacità di erodere e depositare le ghiaie. Nei decenni del secondo dopoguerra i prelievi di inerti (sabbia e ghiaia) ridussero l’alveo ad un canale unico, abbassando il livello di fondo e impoverendo anche la capacità di ricarica delle falde. Sulla sponda sinistra, gli argini presenti sono stati realizzati negli anni ‘80 a difesa della frazione Grotta e negli anni ‘90 a difesa dei laghi delle ex cave FOMA e Foschi (oggi golf). Gli argini fluviali sono ricchi di alimenti nutritivi trasportati dalle acque (limo e sali minerali) e qui trovano l’habitat ideale molte piante definite bioindicatrici come la menta, l’epilobio ed il farfaraccio.

UN BOSCO CON ALBERI AMICI DELL’ACQUA

Ai tempi della costruzione del Ponte Bailey (1944), il paesaggio fluviale nei pressi dello Spinadello era molto diverso: campi coltivati fino quasi al greto del fiume, non c’erano gli argini che conosciamo e durante le piene il fiume usciva spesso dal suo alveo. La rinaturalizzazione è avvenuta di pari passo con la progressiva dismissione delle attività a forte impatto antropico e oggi possiamo camminare immersi in un bosco igrofilo di latifoglie miste: la più importante formazione boschiva dell’area. Qui, tra pioppi e salici, vegetano l’olmo campestre, l’ontano nero, il nocciolo e l’acero campestre. Lo strato arbustivo è costituito da salici, biancospini, prugnoli, sanguinelli, rose canine, oltre a vitalbe, edera e rovi che offrono siti di riparo e nidificazione a diverse specie di uccelli. In occasione di una piena avvenuta sul finire degli anni ‘60, furono trasportati in zona anche alcuni semi di faggio (Fagus sylvatica) che germinarono ma non riuscirono a crescere, per via di condizioni climatiche e di altitudine non ideali al loro sviluppo.

STRANE BUCHE NEL TERRENO

Non è raro avvistare delle buche lungo il percorso, sono gli ingressi delle tane degli istrici (Hystrix cristata). Si trovano anche tracce del loro passaggio, ovvero gli aculei: peli modificati lunghi una ventina di centimetri sul dorso e fino a 35 cm sui fianchi, striati alternativamente di bianco e di nero, che vengono utilizzati come difesa.